"In ogni dittatura un solo uomo, anche un piccolo uomo qualsiasi, il quale continui a pensare con la propria testa, mette in pericolo l'ordine pubblico. Tonnellate di carta stampata propagano le parole d'ordine del regime; migliaia di altoparlanti, centinaia di migliaia di manifesti e di fogli volanti distribuiti gratuitamente, schiere di oratori su tutte le piazze e i crocicchi, ripetono fino all'ossessione, fino all'instupidimento collettivo, quelle parole d'ordine. Ma basta che un piccolo uomo, un solo piccolo uomo dica NO, e quel formidabile ordine granitico è in pericolo."
domenica 10 aprile 2011
venerdì 8 aprile 2011
Ci risiamo!
16.650.000...Questa è, in euro, la somma incassata a titolo di liquidazione da Cesare Geronzi, da un solo anno a capo di “Generali”. Nel 2007, quando lasciò Unicredit, la “buonuscita” di questo signore fu invece di 20 milioni. Mentre la gente comune tira a campare, mentre tante persone sopportano inaudite condizioni di sfruttamento, mentre il governo taglia prestazioni sociali indispensabili e distrugge il futuro dei giovani, una casta di burocrati della finanza e dell’industria si arricchisce spudoratamente. Questo mondo ingiusto e spietato va capovolto. Un insulto intollerabile. Il parlamento metta un tetto a retribuzioni e premi dei manager.
mercoledì 6 aprile 2011
Serata con Giulio Cavalli
Riceviamo e ringraziando pubblichiamo
Certamente riuscita la serata con Giulio Cavalli organizzata da Legambiente ad Abbiategrasso venerdì 1 aprile.
Sala consiliare gremitissima e già alle 21,15 era difficile entrare.
Tanto per capire che le cose che si dicevano erano molto serie, quasi subito hanno fatto capolino due carabinieri e sono rimasti in sala per tutta la serata.
Cavalli, tra le altre, ha raccontato la terribile storia del clan dei Valle a Cisliano. E fin qui tutto bene per noi di Abbiategrasso. Il cancro si è fermato alle nostre porte?
Cavalli ha raccontato di quell’intercettazione di un componente della cosca di Africo che esultò alla prima elezione di un consigliere regionale conosciuto anche dalle nostre parti: “Uno di noi in regione”.
Enzo Ciconte, certamente il più grande studioso italiano di n’drangheta: “E’ giunto il momento di dire parole chiare sulle responsabilità reali della crescita mafiosa in questi anni, che non è avvenuta nel mezzogiorno, ma ha riguardato prevalentemente in modo solo in apparenza sorprendente, il Nord del paese.
Se si fa un confronto tra Nord e Sud, si può notare come il fenomeno mafioso sia stato contrastato al Sud, dove è in parte regredito, mentre al Nord ha avuto uno sviluppo maggiore perché lì non è stato aggredito con la stessa intensità.
Insomma, c’è da rovesciare la prospettiva con la quale d’è guardato a questi fenomeni e li si è analizzati negli anni più recenti. Bisogna acquisire nuove categorie interpretative, un nuovo punto di vista, e porsi interrogativi nuovi.
Cos’hanno fatto le classi dirigenti di questi territori, le forze politiche ed economiche, gli imprenditori, la finanza, la stampa, tutti coloro che dicono di essere forze trainanti del sistema Italia, perché la situazione non degenerasse? Non hanno compreso la natura del problema?
Lo hanno sottovalutato? Hanno confuso capitalismo mafioso e capitalismo senza aggettivi? E hanno pensato che potessero convivere insieme? Oppure hanno compreso la natura del fenomeno ma per paura, per viltà, per quieto vivere, per non richiamare su quelle realtà attenzioni non desiderate non lo hanno combattuto?”.
Peccato alla fine dell’incontro aver sentito un’organizzatrice al microfono notare l’assenza totale di amministratori del nostro Comune, ad eccezione di un ex sindaco tuttora presente in Consiglio Comunale e di un ex vicesindaco espulso dalla Lega Nord e dalla giunta Albetti. Disinteresse? Quieto vivere? Paura?
G.A.
lunedì 4 aprile 2011
Redditi dei parlamentari
Riceviamo e ringraziando pubblichiamo
In questi giorni molti dei nostri parlamentari, da noi eletti, e quindi nostri rappresentanti, pubblicano i dati relativi ai loro redditi. Qual è il motivo di tale gesto? La trasparenza, ma con quale prospettiva? Ciò sarebbe significativo se fosse seguito da gesti concreti quali provvedimenti a sostegno dei redditi più bassi, servizi alle famiglie, per esempio e qualche taglio ai loro numerosi privilegi (il che non guasterebbe! Anzi mi piacerebbe che elencassero quali sono!). Di tali soluzioni nemmeno l’ombra. Tutto ruota intorno a un uomo solo, cioè Berlusconi, che diventa sempre più ricco con sprezzo della legge in tutte le sue espressioni. Consiglio caldamente ai politici di evitare in futuro, di pubblicare i loro guadagni perché, per chi deve fare i salti mortali per far quadrare il proprio bilancio, ciò rappresenta una beffa e un’offesa. Attendo, con fiducia, che qualcuno di loro replichi. È un loro diritto, ma soprattutto un dovere!
Maria Grazia Perna
venerdì 1 aprile 2011
Un uomo solo al comando?
Recentemente il Corriere della sera ha ripubblicato con coraggio e offerto ai suoi lettori IL SOCIALISMO LIBERALE di Carlo Rosselli (pubblicato la prima volta a Parigi nel 1930).
Chi si ricorda oggi più di questo fiero avversario di ogni fascismo (combattè Mussolini in Italia e Franco in Spagna)?
Tra i molti spunti che ne fanno una lettura attualissima ne proponiamo uno.
“Il problema italiano è, essenzialmente, problema di libertà. Ma problema di libertà nel suo significato integrale: cioè di autonomia spirituale, di emancipazione della coscienza, nella sfera individuale; e di organizzazione della libertà nella sfera sociale cioè nella costruzione dello Stato e nei rapporti tra i gruppi e le classi. Senza uomini liberi, nessuna possibilità di Stato libero. Senza coscienze emancipate, nessuna possibilità di emancipazione di classi. Il circolo non è vizioso. La libertà comincia con l’educazione dell’uomo e si conchiude col trionfo di uno Stato di liberi, in parità di diritti e di doveri, uno Stato in cui la libertà di ciascuno è condizione e limite alla libertà di tutti.
Ora è triste cosa a dirsi, ma non per questo meno vera, che in Italia l’educazione dell’uomo la formazione della cellula morale base – l’individuo- è ancora in gran parte da fare. Difetta nei più, per miseria, indifferenza, secolare rinuncia, il senso geloso e profondo dell’autonomia e della responsabilità. Un servaggio di secoli fa sì che l’italiano medio oscilli oggi ancora tra l’abito servile e la rivolta anarchica. Il concetto della vita come lotta e missione, la nozione della libertà come dovere morale, la consapevolezza dei limiti propri e altrui, difettano. (…).
Abituati a ragionare per intermediari nei grandi problemi della coscienza – un vero appalto spirituale- è naturale che gli italiani si rassegnino facilmente all’appalto anche nei grandi problemi della politica. L’intervento del Deus ex machina, del duce, del domatore – si chiami esso papa, re, Mussolini risponde sovente ad una loro necessità psicologica.
Da questo punto di vista il governo mussoliniano è tutt’altro che rivoluzionario. Si riallaccia alla tradizione e procede sulla linea del minimo sforzo. Il fascismo è, contro tutte le apparenze, il più passivo risultato della storia italiana. Gigantesco rigurgito di secoli e abbietto fenomeno di adattamento e di rinunzia. Mussolini trionfò per la quasi universale diserzione, attraverso una lunga rete di sapienti compromessi. Solo alcune ristrette minoranze di proletari e di intellettuali ebbero l’ardire di affrontarlo con radicale intransigenza dagli inizi”.
Pare di risentire forte il “ghe pensi mì” del nostro capo del governo.
Non è più tempo di deleghe il nostro, né di procure. E’ tempo di impegno personale e di lotta.
Sempre Rosselli: “Siamo pochi? Cresceremo. Siamo fuori dal tempo? Sapremo aspettare. Verrà il nostro turno”.
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