domenica 24 luglio 2011

L'attualità di Pier Paolo Pasolini

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. (1974)

L'Italia è nel suo insieme ormai un paese spoliticizzato, un corpo morto i cui riflessi non sono che meccanici. L'Italia cioè non sta vivendo altro che un processo di adattamento alla propria degradazione. Tutti si sono adattati o attraverso il non voler accorgersi di niente o attraverso la più inerte sdrammatizzazione. (1975)

Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù. (1961)


Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre. (1973)

Ora, degli italiani piccolo-borghesi si sentono tranquilli davanti a ogni forma di scandalo, se questo scandalo ha dietro una qualsiasi forma di opinione pubblica o di potere; perché essi riconoscono subito, in tale scandalo, una possibilità di istituzionalizzazione, e, con questa possibilità, essi fraternizzano. (1968)

Certe cose sono sconvolgenti e inaccettabili alla comune coscienza. La comune coscienza è inadattabile alle atrocità. E ci sarà pure qualche ragione. Forse perché essa, in realtà, le vuole. La comune coscienza prima non ha accettato le atrocità naziste, e poi ha preferito dimenticarle. Certe cose atroci architettate o comunque volute dal Potere (quello reale non quello sia pur fittiziamente democratico) sono comunissime nella storia: dico comunissime: eppure alla comune coscienza paiono sempre eccezionali e incredibili. (1969)

sabato 16 luglio 2011

Benedetto Lorenzo Cherubini alias Jovanotti!

Neppure più ce lo ricordiamo quando cantava “Sei come la mia moto!”.

Adesso è proprio cresciuto.

Nessuno credo debba perdersi la straordinaria intervista pubblicata sul Venerdì di Repubblica dell’8 luglio.

Sentite la sua analisi delle ultime elezioni (ma c’è molto di più): “E’ successo che molte persone, moltissime delle quali giovani o comunque aperte alle nuove tecnologie e a una visione del mondo più avanzata, non più disposte a stare al gioco delle grandi macchine creatrici di consenso, si sono di nuovo sentite coinvolte. In prima persona. Persona per persona. Internet è oggi un mezzo potentissimo, su questo non ci piove, non è solo il futuro, è il presente che passa dalla rete…

Quelli sotto i 25 anni sono cresciuti senza la televisione e senza Berlusconi. Vivono online e vivono liberi. Le loro linee narrative sono imprevedibili.

La politica torna ad attrarre quando torna ad essere Politica, cioè un luogo di partecipazione vero, e per tutti.

Senza figuranti, senza inni da pubblicità, senza tonnellata di photoshop, ma con qualche idea per migliorarci la vita, che è fatta di lavoro, di scuola, di cultura, di inquinamento da ridurre, di sanità, di famiglie che si evolvono, di immigrazione, di ricerca, di viabilità, di sicurezza, di tecnologia, di visioni e anche di speranza. E di energia!

In queste elezioni a fare la differenza è stata soprattutto la generazione dei giovani lavoratori, dei precari, degli universitari, la generazione di chi è nell’età in cui vorrebbe incidere e si trova di fronte una classe politica assurda che tiene il paese bloccato, inchiodato a una condizione che fa comodo solo alla maggior parte di quelli che oggi occupano un seggio”.

Benedetto Lorenzo! Se non ci fossi bisognerebbe inventarti!!!

Gabriele Arosio

domenica 10 luglio 2011

Privilegi e casta

Una volta c’erano i nobili che godevano di privilegi ereditati per nascita e censo, ora ci sono altri privilegiati, i politici, il cui ruolo e potere è però sancito dal Popolo Sovrano.
Godono di lauti benefici spesso impropri (un deputato che per un solo giorno da parlamentare prende, a 44 anni, 3108 € di pensione mensile lorda), estesi anche ai loro apparati (un commesso del senato pensionato a 52 anni con 8000 € mensili di pensione lorda). Per non far fallire il Paese ci chiedono sacrifici, pesanti. Giusto! Sono necessari, come necessari sono i pesanti tagli che la “Casta” ha il dovere di imporsi. Anche a livello regionale, provinciale, comunale, enti locali, esistono privilegi anacronistici, bisogna che taglino anche quelli. Che non facciano però finta, che non siano timidi e avari nel ridursi, “Metà parlamento a metà prezzo” non mi sembra uno slogan poi tanto inopportuno. Non mi va nemmeno che abbiano emolumenti in media con quelli dei colleghi europei, avendo l’Italia un debito pubblico così elevato e un tasso di sviluppo così basso, devono essere decisamente più bassi. Chi aspira a fare il politico si deve accontentare, deve avere un trattamento dignitoso ma niente di più; se vuole ricche prebende faccia il manager, l’imprenditore, il libero professionista, la politica la lasci a quelli che la fanno per ideale, per passione, per spirito civico. Che il Popolo Sovrano si ricordi di tutto questo quando andrà a votare.

MP

mercoledì 6 luglio 2011

Angelo Scola

Dunque Benedetto XVI ha scelto il nuovo cardinale di Milano: Angelo Scola, patriarca di Venezia.
E già si susseguono le letture e le interpretazioni del senso di questa nomina e dei suoi possibili sviluppi.
Vi è chi ricorda la sua appartenenza al movimento di Comunione e liberazione.
Chi il suo essere schierato tra le fila del cattolicesimo conservatore.
Ma sono davvero questi i dati con cui leggere questo avvicendamento?
Certamente Scola arriva a Milano in una chiesa in cui sia CL sia il cattolicesimo conservatore sono minoranze. Non andrà alla guerra.
Vi è invece da guardare bene alla realtà della diocesi milanese: la più grande del mondo (non per numero di abitanti ma per numero di collaboratori, volume di attività, esperienze, progetti…).
Diciamo la verità: di tutto questo, anche se Scola ha origini milanesi, il nuovo cardinale conosce poco o nulla.
Non conosce affatto i preti di Milano che sono i suoi principali collaboratori e ai quali deve chiedere tanto. Ce ne sono sempre meno e con carichi di lavoro sempre maggiori.
Con loro dovrà instaurare una relazione di fiducia e di stima.
E poi c’è tutto il resto. Un mondo assai complesso di istituzioni, fondazioni, giornali…carità, comunicazione, sociale, teologia…Tutti si aspettano dal cardinale una parola di indirizzo, qualche idea nuova…
Avendo visto quanto fatto a Venezia, Scola certamente non si limiterà all’ambito pastorale ma cercherà dialoghi e approcci anche sul versante culturale ed ecumenico, del dialogo interreligioso.
Avrà il tempo di fare tutto questo?
Quando Carlo Maria Martini fu nominato arcivescovo di Milano aveva 54 anni. Scola quasi 70.
Potrà avere una deroga alla norma del codice di diritto canonico che impone le dimissioni a 75 anni, ma ha davanti a sé non più di 5-7 anni.
Quali progetti di lungo termine potrà avviare o condurre?

G. A.

lunedì 4 luglio 2011

Fede politica

In un comunicato, il Coordinamento cittadino del PDL di Abbiategrasso ammette, bontà sua, che il risultato della consultazione referendaria costituisca un “forte segnale” su cui meditare. Ci mancherebbe altro, aggiungo io: dopo che il “leader maximo” e la sua corte avevano definito “inutile” il referendum e avevano cercato fino all’ultimo di evitarlo con cambiamenti strumentali delle norme in discussione, è difficile far finta di nulla …  Ma il PDL, ad Abbiategrasso, non è turbato né dal referendum né dall’ennesima ondata di scandali, né dalla crisi economica. Il comunicato ci rassicura: Abbiategrasso, grazie alla giunta Albetti, giunta “del fare e del programmare”, non ha niente in comune col resto del paese e marcia a gonfie vele; segue un elenco di realizzazioni, sciorinate con lo stile incalzante delle televendite. Il lettore avrebbe voglia di lasciar stare: la politica, si sa, è anche propaganda … Ma, ad una lettura più attenta, nell’elenco spicca, fra il rifacimento di Piazza Vittorio Veneto e l’Accademia musicale dell’Annunciata, la “nuova scuola di via Colombo”! Ora, chiunque, recandosi a votare, ha constatato non solo che il “ground zero” della scuola materna è rimasto tale, ma che si è inopinatamente provveduto anche all’abbattimento dei grandiosi alberi che abbellivano e ingentilivano il complesso della scuola elementare. Come dimostra l’esito dei referendum la “fede politica” a volte acceca ma, si sa, la fede è “certezza di cose che non si vedono”. Nel caso del PDL abbiatense, spero, laicamente, che la giunta “del fare e del programmare” si riferisca alle cose “che si vedono” nel tracciare i suoi bilanci. Anche perché, come insegnano i referendum, il bilancio alla fine lo fanno i cittadini.